Casella di testo: 2
 
 
 

Casella di testo: Composizione
 
                                                               Amilasi 30.000 DU / grammo
                                                               Proteasi 60.000 HUT / grammo
                                                               Proteasi concentrata 25.000  HUT/grammo
                                                               Glucoamilasi 40 AGU / grammo
                                                               Lipasi 1.500 FCCLU/grammo
                                                               Cellulasi 6.000 CU/grammo
                                                               Lattasi 10.000 ALU/grammo
                                                               Pectinasi (Endo-fitasi)140 endo-PG /grammo
 
Multyzyme è la risposta ideale a tutti i problemi legati alla digestione, migliora l’utilizzazione di qualsiasi supplemento vitaminico/minerale e nutrizionale, costituisce un eccellente riequilibratore del tratto gastrointestinale se usato in abbinamento ai probiotici Acidophilus e Bifidobacterium Bifidum. Se usato regolarmente favorisce una migliore funzionalità del sistema immunitario.
 
Indicazioni: Insufficienza digestiva di proteine, lipidi e amidi, dispepsie primarie e secondarie, sindromi carenziali di minerali e vitamine nei dismetabolismi. Utile nel coadiuvare il trattamento delle sindromi allergiche e intolleranze alimentari. Ottimo coadiuvante nelle diete e terapie disintossicanti, nel trattamento di meteorismo, alitosi, stipsi, diarrea e alternanza dell’alvo. 
Dosaggio consigliato: 50 – 100 mg ad ogni pasto. 
Tossicità: Non sono riportati dati di tossicità, né eventuali interazioni con farmaci.
 
Evidenze scientifiche nell’uso degli enzimi fungali da maltodestrine fermentate
 
Il Dr. Edward Howell, pioniere dell’enzimologia alimentare, già negli anni ‘20 osservava che una dieta terapeutica basata su digiuno e cibi crudi, produceva effetti curativi ed un potenziamento generale della salute a causa della significativa diminuzione della richiesta di enzimi digestivi propri del corpo umano. In questo modo, gli enzimi del sistema immunitario erano in grado di aumentare l’attività di disintossicazione. I cibi crudi, quindi, erano in grado di alleviare il carico del processo digestivo dall’organismo in virtù della loro ricchezza enzimatica, con conseguente potenziamento del livello generale di salute.
 
Purtroppo, i cibi di oggi sono assolutamente carenti di enzimi a causa dei metodi di coltivazione su larga scala e dell’impoverimento dei terreni, per non parlare dei processi di trasformazione e lavorazione degli alimenti, o del semplice procedimento di cottura, che non preservano le proprietà enzimatiche dei cibi.
 
Peraltro, un cibo crudo fornisce solo gli enzimi necessari alla digestione di quel particolare cibo crudo, e non è quindi in grado di assicurare extra-enzimi in grado di digerire cibi cotti o trattati.
Del resto, non è pensabile o consigliabile (dal punto di vista sanitario) l’assunzione di carni, uova e fagioli crudi, anche a causa del rischio di infezioni batteriche, e inoltre molti trovano difficile digerire la grande quantità di fibra presente nei cibi crudi.
Dato per scontato che la maggior parte delle persone adotta una dieta con più alte percentuali di cibo cotto rispetto a quello crudo si rende sempre più necessaria l’integrazione con enzimi alimentari di alta qualità.
 
Possibili effetti fisiologici da carenza di enzimi alimentari nella dieta
Una dieta a base di cibi cotti o trattati o comunque poveri di enzimi contribuisce ad una eccessiva ipertrofia della ghiandola pituitaria, la quale, come si sa, svolge un’azione di regolazione nei confronti di tutte le altre ghiandole.
 
Ugualmente, il pancreas umano risulta abbondantemente ipertrofizzato se confrontato con quello degli animali che si nutrono solo di vegetali crudi. Basti pensare che mentre il pancreas di un uomo di circa 63 Kg pesa tra gli 85 e i 90 grammi, quello di una pecora di circa 38 Kg pesa appena 18 grammi; il pancreas di un cavallo di circa 545 Kg pesa solo 330 grammi.
Risulta evidente cioè quanto poco pesi l’uomo se confrontato al cavallo e di nuovo, se messo a confronto, quanto più grande risulti il suo pancreas.
 
Un interessante esperimento a riguardo, è stato condotto nelle Filippine dalla Scuola di Igiene della Salute Pubblica (1933). La Scuola ha effettuato 768 esami post-mortem, giungendo alla conclusione che il pancreas dei Filippini era dal 25 al 50% più pesante di quello di Europei ed Americani, probabilmente a causa della dieta principalmente a base di riso cotto, consumato tre volte al giorno, che costringeva il pancreas ad un iperlavoro di secrezione enzimatica, in particolare di Amilasi.
Va rimarcato che un organo ipertrofizzato indica spesso una condizione patologica con implicazioni degenerative. 
 
Anche il Dr. Edward Howell è giunto alla conclusione che l’ipertrofia del pancreas è il risultato di un adattamento patologico ad una dieta principalmente a base di cibo cotto.
Una ricerca condotta presso l’Università del Minnesota ha mostrato cambiamenti significativi nel peso degli organi dei topi nutriti con cibo cotto: sia il pancreas che le ghiandole submascellari aumentavano il loro peso dal 20 al 30%. Ulteriori ricerche condotte da Grossman hanno evidenziato il ruolo di adattamento che la dieta gioca nella secrezione pancreatica.